Lettera a Emma Bonino

Forse era troppo chiedere di essere felici senza riserve per due volte, quando la signora Aung San Suu Ki fosse liberata, e quando vincesse le elezioni. La seconda volta, la riserva riguarda l’esclusione dei rohingia e in genere le discriminazioni verso le minoranze musulmane, due
23 AGO 20
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Cara Emma Bonino, forse era troppo chiedere di essere felici senza riserve per due volte, quando la signora Aung San Suu Ki fosse liberata, e quando vincesse le elezioni. La seconda volta, la riserva riguarda l’esclusione dei rohingia e in genere le discriminazioni verso le minoranze musulmane, due milioni e mezzo di persone, e altre minoranze etniche, cui la signora Suu si è piegata. Tu ti proponi, ho letto, di interrogarla sul punto la prossima volta che la incontrerai. Proviamo intanto a immaginare che cosa possa dirti: che prendere una posizione netta sui musulmani di Birmania – a cominciare dal riconoscerli come birmani – avrebbe minacciato la vittoria elettorale. Che le elezioni, le più libere eccetera, erano tuttavia sotto il condizionamento pesante della costituzione militare: che assegna ai militari il 25 per cento dei seggi, che esclude dalla presidenza persone che abbiano famigliari stranieri – cioé lei, la signora Suu- e che costringe dunque la possibilità di vincere e governare a un successo enorme, vicino al 70 per cento dei voti – che l’Nld di Suu Ki ha superato. E la tua amica, e nostra antica eroina, ti direbbe probabilmente che senza raggiungere quel successo non avrebbe potuto proporsi di affrontare anche la questione islamica, che è in realtà la questione del nazionalismo razzista dell’estrema buddista. Come al solito, c’è un vuoto fra i principii e i compromessi. Come al solito, difficile stabilire la dose, per così dire modica, di compromesso capace di non compromettere il principio. Buona fortuna.